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PRENDERSI CURA DELLA CRONICITÀ: SERVE UN CAMBIAMENTO CULTURALE NELL’ORGANIZZAZIONE SANITARIA

martedì 26 luglio 2022

Rinnenburger: «La cronicità è una ‘vittoria della medicina’, le Case della Salute possono dare tante risposte»

di Silvia Giralucci

Non è un argomento «smart» la cronicità. Pur nel proliferare di serie televisive ambientate negli ospedali con i medici per protagonisti, la malattia cronica rimane nell’ombra. Eppure, è quella che sempre di più riguarda da vicino le vite di molti italiani, la popolazione che invecchia portando con sé, inevitabilmente, cronicità con le quali si è destinati a convivere, da pazienti o da caregiver.

Dagmar Rinnenburger, pneumologa e allergologa di origine tedesca ma da trent’anni in Italia, sempre occupandosi di cronicità e di multimorbilità, al tema ha dedicato il libro «La cronicità. Come prendersene cura, come viverla» dove ha affrontato la tematica in tutte le sue declinazioni: dal peso della cronicità per la persona alle difficoltà, relazionali e di scelta della cura, del medico. Rinnenburger analizza gli ostacoli incontrati nell’aderire alle terapie e le soluzioni che possono venire dall’educazione terapeutica e dalla robotica. Rivolge poi un’attenzione particolare alle cure palliative, che debbono riguardare tutte le patologie e non solo la malattia oncologica. Ma, soprattutto, denuncia le risorse inadeguate messe a disposizione da un sistema sanitario più attento alle acuzie che alla cronicità e descrive, nel concreto, modi di affrontare il problema dal punto di vista medico-sanitario: le cure primarie, la medicina d’iniziativa e la medicina incrementale.

Intervistata da Mariapaola Biasi, Direttrice generale della Fondazione Zoé - Zambon Open Education nel webinar «La cronicità: come viverla, come curarla» Rinnenburger ha evidenziato come in Italia l’organizzazione delle cure non abbia ancora tenuto conto del mutamento dei bisogni assistenziali.

«L’Istat - afferma l’autrice - certifica che sopra i 70 anni il 48,6% delle persone affronta tre o più malattie o condizioni croniche come l’ipertensione o l’ipercolesterolemia. Dobbiamo in un certo senso considerarlo un successo: la cronicità è una 'vittoria della medicina' perché vuol dire riuscire a convivere con patologie che un tempo sarebbero state letali. Ma di certo richiede un’organizzazione diversa».

Dal punto di vista dei pazienti, ciascuno affronta la malattia cronica a modo suo, con un percorso di accettazione e riorganizzazione non breve. Da un punto di vista sociale e sanitario invece molto di quello che si potrebbe fare non è ancora stato fatto.

In Italia, secondo Rinnenburger, la grande occasione mancata si chiama «Piano nazionale della cronicità», proposto dal ministero della Salute nel 2016: «Questo piano si sarebbe dovuto occupare delle grandi cronicità d’organo: delle malattie cardiache, respiratorie, renali, delle coliti, delle malattie reumatologiche, tutto quello che può produrre cronicità. Il problema è che è rimasto un piano senza risorse, senza investimenti. Cambiare la sanità richiede un cambiamento profondo nell’organizzazione, nel rapporto, nella psicologia, ma tutto questo non si può fare senza risorse economiche, è impossibile. A mio avviso questo significa che la politica non è stata in grado di capire il grande paradigma che stiamo vivendo, il fatto che ora e nei prossimi anni andremo verso una cronicità sempre più pronunciata».

La mancata attuazione di quanto previsto dal piano della cronicità è poi sotto gli occhi di tutti: «Agli ospedali si rivolgono persone che hanno magari una febbre alta o una disidratazione. A volte non vengono accolti perché non trovano posto. Ma questa non è la funzione degli ospedali che dovrebbero essere dedicati all’alta specializzazione. Per molte patologie il posto giusto sarebbero le Case della Salute, luoghi di cui c’è molto bisogno e di cui ci sono pochi esempi in Italia».

Rinnenburger cita l’esempio delle Case di Comunità in Toscana: «Presenti nei quartieri, hanno  al loro interno medici di medicina generale, specialisti, infermieri, fisioterapisti, psicologi e assistenti sociali. È bello da vedere al mattino i curanti, cioè infermieri, medici o operatori sanitari partono con lo zainetto sulle spalle per andare al domicilio delle persone».