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INVECCHIARE BENE: LA TEORIA DELL’IMPALCATURA. INTERVISTA A ERIKA BORELLA

martedì 23 febbraio 2021

“Un’impalcatura” di attività sfidanti e nuove, come l’apprendimento di una nuova lingua, l’esercizio fisico, l’impegno sociale, interventi di potenziamento e riattivazione cognitiva possono aiutare a contrastare i cambiamenti legati all’invecchiamento sia a livello fisico, sia a livello cerebrale.

Erika Borella, psicologa, docente di Psicologia dell’Invecchiamento all’università Padova, mette in luce una serie di falsi miti legati all’inevitabile decadimento legato all’età che avanza e chiama tutti ad un’assunzione di responsabilità: l’invecchiamento è una condizione che si costruisce e il nuovo e sfidante “modello dell’impalcatura” ci dice che più ci mettiamo in gioco, più facciamo, meno capacità fisiche e mentali perdiamo.

Professoressa Borella, l’invecchiamento oggi è quasi sempre sentito come una perdita delle proprie capacità senza possibilità di rimedio. È davvero così?

Sicuramente alcune abilità risentono dell’avanzare dell’età, altre però al contrario si rafforzano, sono quelli che noi chiamiamo “paradossi dell’invecchiamento”.

E quali sono?

Uno, ad esempio, è il “paradosso del benessere”: nelle interviste, i sessantenni riportano una consapevolezza di benessere psicologico maggiore di quella dei ventenni.
Un altro paradosso riguarda la memoria prospettica, quella che riguarda le azioni che devono essere compiute per il futuro. È una memoria che risente dell’avanzare dell’età, ma abbiamo verificato che quando le situazioni di memoria implicano degli stimoli con una valenza emotiva (ad esempio, telefonare a una persona cara) anche qui le prestazioni della persona anziana non sono così deficitarie. E poi ancora le competenze verbali: gli anziani hanno prestazioni in questo tipo di situazioni anche migliori di quelle dei giovani. Nella comprensione del testo, ad esempio un lettore esperto come un anziano non risente dell’avanzare dell’età. È molto importante tenere presente che l’invecchiamento è un fenomeno con più direzioni.

Sull’invecchiamento ci sono però tanti stereotipi che comunque pesano. Quali sono i falsi miti ormai smentiti dalla scienza?


I falsi miti sono tanti e non riguardano solo le abilità mentali, ma anche il corpo, le competenze della persona nella sua quotidianità, la sfera dell’intimità.

Per quanto riguarda le abilità mentali, si dà per assodato che con la vecchiaia ci sia un declino irreversibile dovuto alla morte neuronale. Invece la capacità di apprendere caratterizza tutta la nostra vita, anche la terza e la quarta età.

Per quanto riguarda il corpo, sembra pacifico che tutte le persone anziane abbiano problemi a livello sensoriale, come ad esempio la sordità. Ma non è vero, non succede a tutti. E anche dal punto di vista affettivo: deve essere chiaro che anche dopo una certa età le persone possono innamorarsi e sposarsi. O ancora, la guida: si pensa che gli anziani siano un pericolo e provochino incidenti. I dati Istat dimostrano che non è così. Potrei continuare ancora.

Quali sono le buone prassi per aggiungere qualità agli anni in più che gli anziani di oggi si stanno apprestando a vivere?

La cosa fondamentale è avere sempre una progettualità, lungo tutto il corso della propria vita, anche quando si supera una certa età bisogna essere motivati e attivi. Bisogna cercare situazioni nuove e sfidanti per riuscire a intraprendere qualcosa che non siamo abituati a fare. Poi ce ne sono altre: alimentazione, igiene del sonno, attività fisica. C’è una bella massima, in inglese: “Use it or lose it”. Solo utilizzando le proprie abilità queste si mantengono. L’invecchiamento è un processo che si costruisce, tutto dipende da noi.