CHI IN SVIZZERA CI PORTA L'ANIMA

Postato da: Francesco Sartori
  - 29 dicembre 2011
Ad un anno dalla morte di Monicelli, un altro personaggio illustre, Lucio Magri, ci ha lasciati.


Il suicidio del grande Monicelli, nella sua drammatica teatralità, mi era subito apparso di difficile imitazione qualora se ne fosse presentata l'evenienza. Non saremmo così preoccupati dei nostri ultimi giorni di vita, avevo infatti scritto, se fossimo capaci di trovare il coraggio di un gesto simile che ci evitasse un modo di morire così incerto, così insidioso, a volte addirittura mortificante. In quell'occasione avevo aggiunto che, al suo posto, avrei preferito cercare una morte più tranquilla, condivisa con chi ti sta vicino e sopratutto assistita da un medico dotato di abilità comunicative capaci di sostenere un dialogo e una relazione umana in una situazione così drammatica e di agire al momento opportuno. 
 
Ad un anno esatto di distanza (29 novembre 2010/29 novembre 2011) un altro personaggio illustre, Lucio Magri, mente originale della Sinistra Italiana e fondatore del "Manifesto" se ne è andato con modalità molto simili a quelle da me auspicate e cioè con un suicidio assistito. Per compierlo ci sono volute forse una determinazione e una consapevolezza ancora maggiori di quelle necessarie ad un salto nel vuoto e, ciononostante, almeno all'apparenza, più facilmente imitabile. 
Io vorrei fortemente che un momento così drammatico non giungesse mai nella vita mia e di chi mi è caro e quanto scrivo non è e non vuole essere un'apologia del suicidio, ma è innegabile che a questa condizione si possa arrivare anche senza motivi apparenti. Così come vediamo da un lato persone morbosamente attaccate alla vita in condizioni di estrema sofferenza fisica e psichica, dall'altro troviamo persone che desiderano morire a qualsiasi età perché la vita sembra essere senza senso e pesare sulle loro spalle in modo insopportabile.

E' la sofferenza dell'anima che si fa sempre più acuta e per la quale pare non esistano cure efficaci. Io credo e spero che si stia andando incontro ad un sentimento comune che considera il suicidio un atto estremo di assoluta libertà, compiuto su un corpo che è nostro come nostra è la vita alla quale rinunciamo. E' un sacrificio grandissimo ma, a quanto pare, non paragonabile alle sofferenze provate. Nessun giudizio quindi ma soltanto rispetto e comprensione. La serietà e delicatezza con le quali la stampa ha trattato la vicenda di Lucio Magri, vanno in questa direzione.
Ci sono state ancora, poche per la verità, opinioni sempre meno comprensibili espresse da settori sclerotizzati di un mondo che non riesce ad uniformarsi al comune sentire: "é un atto senza speranza, non è un gesto di libertà" e per finire "non siamo padroni della nostra vita". Un cattolico vero ha detto, soltanto e finalmente: "prego perché Lucio Magri venga accolto nelle braccia del Signore". Gli ha fatto eco la voce laica del Manifesto "Lucio in the sky". Tutto molto bello! 
Un Italiano che in Svizzera ci porta il corpo e l'anima per un viaggio senza ritorno e non un pacco di soldi rubati è comunque una bella novità.
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