Sede
Vicenza, la sede della Fondazione Zoé
Zoé ha sede a Vicenza al primo piano del settecentesco Palazzo Bissari in Corso Palladio 36, a due passi dalla porta Castello.
La scelta della sede rispecchia la volontà di offrire un tributo alla città in cui il gruppo Zambon è nato ed è ancora presente con laboratori di ricerca e impianti di produzione.
Quale culla dei valori con cui l'impresa è cresciuta, Vicenza è la città prescelta per le attività della Fondazione: manifestazioni rivolte al grande pubblico, divulgazione scientifica,convegni e seminari. L'obiettivo è quello di creare forte sinergia tra Fondazione e tessuto urbano, per contribuire allo sviluppo culturale e sociale della città, anche grazie alla collaborazione con i principali soggetti e le istituzioni pubbliche e private che operano nel territorio berico.
La scelta della sede rispecchia la volontà di offrire un tributo alla città in cui il gruppo Zambon è nato ed è ancora presente con laboratori di ricerca e impianti di produzione.
Quale culla dei valori con cui l'impresa è cresciuta, Vicenza è la città prescelta per le attività della Fondazione: manifestazioni rivolte al grande pubblico, divulgazione scientifica,convegni e seminari. L'obiettivo è quello di creare forte sinergia tra Fondazione e tessuto urbano, per contribuire allo sviluppo culturale e sociale della città, anche grazie alla collaborazione con i principali soggetti e le istituzioni pubbliche e private che operano nel territorio berico.
Palazzo Bissari nella storia
I Bissari erano una delle più antiche e nobili famiglie dell'aristrocrazia vicentina. La loro presenza in città è documentata sin dal XII secolo. L'elegante torre cittadina di Piazza di Signori è detta "Bissara" proprio perchè un tempo parte delle proprietà di questa casata.
Nella prima metà del Seicento, Angelo Bissari, teologo e famoso erudito, risiedeva a Parigi e aveva stretti contatti con la Corte di Luigi XIV, il Re Sole. Negli anni la famiglia diventò molto potente e influente a corte, tanto che il nipote di Angelo, Camillo Bissari ricevette il titolo di "gentiluomo ordinario della camera di Luigi XIV".
Fu proprio il Conte Camillo il promotore della ristrutturazione tardo seicentesca che diede all'edificio il suo aspetto attuale, come ricorda un'iscrizione apposta sulla facciata. Un architetto, probabilmente di origine francese, progettò l'imponente prospetto che possiamo ammirare oggi, con le sue alte ed eleganti lesene che scandiscono ritmicamente la facciata alternandosi ai grandi finestroni del piano nobile e con l'ampio ingresso sul Corso Palladio, sormontato da un balcone centrale. Il progetto venne realizzato solo in parte perchè la porzione sinistra del Palazzo, a causa di un bando della Repubblica di Venezia del Seicento che aveva colpito il suo antico proprietario, rimase in rovine e inedificabile fino all caduta della Serenissima, nel 1797.
Tali particolari vicende hanno permesso la conservazione degli antichi ambienti quattrocenteschi dell'ala sinistra, riportati alla luce dal restauro. Durante l'Ottocento, le sale di Palazzo Bissari ospitavano i quadri della collezione di Paolina Porto Godi, moglie di un membro della famiglia Bissari. La collezione fu poi donata al Comune di Vicenza e andò ad arricchire le sale del Museo Civico di Palazzo Chiericati.
Nella prima metà del Seicento, Angelo Bissari, teologo e famoso erudito, risiedeva a Parigi e aveva stretti contatti con la Corte di Luigi XIV, il Re Sole. Negli anni la famiglia diventò molto potente e influente a corte, tanto che il nipote di Angelo, Camillo Bissari ricevette il titolo di "gentiluomo ordinario della camera di Luigi XIV".
Fu proprio il Conte Camillo il promotore della ristrutturazione tardo seicentesca che diede all'edificio il suo aspetto attuale, come ricorda un'iscrizione apposta sulla facciata. Un architetto, probabilmente di origine francese, progettò l'imponente prospetto che possiamo ammirare oggi, con le sue alte ed eleganti lesene che scandiscono ritmicamente la facciata alternandosi ai grandi finestroni del piano nobile e con l'ampio ingresso sul Corso Palladio, sormontato da un balcone centrale. Il progetto venne realizzato solo in parte perchè la porzione sinistra del Palazzo, a causa di un bando della Repubblica di Venezia del Seicento che aveva colpito il suo antico proprietario, rimase in rovine e inedificabile fino all caduta della Serenissima, nel 1797.
Tali particolari vicende hanno permesso la conservazione degli antichi ambienti quattrocenteschi dell'ala sinistra, riportati alla luce dal restauro. Durante l'Ottocento, le sale di Palazzo Bissari ospitavano i quadri della collezione di Paolina Porto Godi, moglie di un membro della famiglia Bissari. La collezione fu poi donata al Comune di Vicenza e andò ad arricchire le sale del Museo Civico di Palazzo Chiericati.
